Sanità in Liguria, Nicolò difende la riorganizzazione della continuità assistenziale: “Più servizi e più presenza sul territorio”
01/04/2026
La riorganizzazione della continuità assistenziale nell’area metropolitana genovese non rappresenta un arretramento dei servizi, ma un intervento pensato per rafforzare la sanità territoriale e renderla più aderente ai bisogni concreti dei cittadini. È questa la posizione espressa dall’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, intervenuto per chiarire il senso della revisione del modello organizzativo dopo le polemiche emerse sulla stampa in merito al futuro della ex guardia medica.
Il punto centrale, secondo Nicolò, è cambiare il modo in cui viene letta questa trasformazione. La discussione pubblica, ha spiegato l’assessore, si è concentrata su ciò che verrebbe meno, senza considerare ciò che il nuovo assetto aggiunge in termini di presenza medica, organizzazione e strutture di riferimento. La direzione imboccata dalla Regione, invece, punta a costruire una rete più solida, con presidi meglio definiti e una distribuzione dei professionisti più funzionale rispetto alla domanda reale di assistenza.
Case della Comunità al centro del nuovo modello
La riorganizzazione si inserisce nel percorso di attivazione delle Case della Comunità, che diventano il perno della nuova assistenza territoriale. Nelle strutture hub, aperte 24 ore su 24, il servizio viene organizzato con una presenza sanitaria strutturata e continuativa. Nelle sedi spoke, invece, l’operatività è garantita per 12 ore al giorno. Per la Regione, questo assetto consente di avvicinare la sanità ai cittadini in modo più efficace rispetto al modello precedente, fondato su una diversa articolazione della continuità assistenziale.
Nicolò insiste su questo aspetto, sostenendo che non si tratta di una riduzione dell’offerta, ma di un suo rafforzamento. Nelle fasce orarie prima coperte dalla guardia medica, nelle Case della Comunità hub sono infatti previsti due medici: uno dedicato alla presenza fissa nella struttura, a supporto anche del personale infermieristico, e un secondo professionista incaricato dell’attività domiciliare, destinata ai pazienti impossibilitati a spostarsi ma che non presentano condizioni di alta complessità clinica.
La Regione: basta letture parziali e allarmismi
L’assessore ha parlato apertamente di disinformazione e di interpretazioni strumentali che rischiano di alimentare timori ingiustificati tra i cittadini. Secondo la ricostruzione fornita dalla Regione, la proposta di riorganizzazione dei poli di continuità assistenziale era stata già illustrata ai sindaci dei Comuni interessati con largo anticipo, all’interno di un confronto istituzionale collegato al percorso di attivazione delle nuove strutture territoriali.
Per Nicolò, è importante distinguere questo piano di riorganizzazione dal tema del reclutamento del personale medico, che riguarda un altro livello della gestione sanitaria. L’assessore rivendica quindi un metodo improntato alla trasparenza e al confronto preventivo, sottolineando come la revisione del servizio non sia nata in modo improvviso, ma all’interno di una programmazione più ampia legata alla trasformazione della medicina di prossimità.
I dati alla base della revisione del servizio
La scelta della Regione si fonda, viene spiegato, su un’analisi dei volumi di attività e della tipologia delle richieste arrivate al servizio. Da questo esame sarebbe emerso che una parte significativa delle prestazioni erogate riguarda certificazioni o semplici prescrizioni, attività che non giustificherebbero più il mantenimento del modello precedente. È su questa base che la Regione ha ritenuto necessario ridefinire l’organizzazione, con l’obiettivo di rendere più efficiente la presa in carico dei cittadini.
Il ragionamento politico e sanitario è chiaro: utilizzare meglio i medici della continuità assistenziale, evitando dispersioni di risorse e concentrando l’intervento sui bisogni effettivi del territorio. In questo quadro, i casi di emergenza o le situazioni tempo-dipendenti continuano naturalmente a fare riferimento al sistema di emergenza-urgenza, che resta il punto di accesso per le condizioni più gravi.
Una sanità territoriale più vicina, secondo la Regione
La riorganizzazione difesa da Nicolò si colloca quindi dentro una strategia più ampia di rafforzamento della sanità territoriale ligure. L’obiettivo dichiarato è migliorare l’aderenza dei servizi ai bisogni reali della popolazione, superando modelli considerati meno efficaci e investendo su presidi più stabili, integrati e leggibili per i cittadini. La Regione sostiene che il nuovo assetto consentirà una presenza sanitaria più ordinata e meglio distribuita, in grado di offrire risposte più appropriate nei diversi contesti assistenziali.
Il confronto politico e pubblico sul tema resta aperto, ma la posizione dell’assessorato è netta: la revisione della continuità assistenziale non va interpretata come una sottrazione, bensì come una trasformazione strutturale destinata ad ampliare e qualificare la rete territoriale. Nelle intenzioni della Regione, la sanità di prossimità passa da qui: da una presenza più organizzata, da professionisti meglio collocati nei diversi contesti e da strutture pensate per accompagnare i cittadini con maggiore continuità.
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Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.