Crisi d’impresa, oltre 100mila negozi chiusi tra 2022 e 2025
19/05/2026
Oltre 100mila imprese del commercio sono scomparse tra il 2022 e il 2025, con una media di circa 25mila chiusure l’anno. Il dato emerge dall’analisi dei numeri Movimprese e riporta al centro il tema della crisi d’impresa, soprattutto tra le attività commerciali, dove molti operatori arrivano alla cessazione senza aver utilizzato gli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Secondo il quadro richiamato dall’approfondimento di Massimiliano Di Pace, nello stesso periodo sono state attivate appena 13.500 procedure per la gestione della crisi in tutti i settori produttivi. Di queste, solo circa 3.600 hanno avuto come obiettivo principale la prosecuzione dell’attività, mentre quasi 10mila hanno riguardato la liquidazione giudiziale.
I segnali da non ignorare nelle attività commerciali
Il primo passaggio per affrontare una crisi aziendale è riconoscerla. La legge definisce la crisi come una situazione in cui l’insolvenza diventa probabile e i flussi di cassa previsti non sono più adeguati a coprire gli impegni dei dodici mesi successivi.
Per un commerciante questo può tradursi in debiti difficili da sostenere, calo delle entrate, aumento dei costi, difficoltà nei rapporti con banche e fornitori, ritardi nei pagamenti o perdita progressiva di clientela. Sono campanelli d’allarme che richiedono un’analisi dei bilanci, della contabilità, dei contratti e della posizione finanziaria dell’impresa.
La valutazione, spiegano gli esperti, dovrebbe essere svolta con il supporto di un professionista, spesso un commercialista o un consulente dell’associazione di categoria, capace di leggere i dati economici e individuare la gravità della situazione.
Dalle soluzioni interne alle procedure previste dalla legge
Una crisi può essere affrontata inizialmente con una riorganizzazione dell’attività: revisione dei costi, nuove strategie commerciali, modifica della gestione e ricerca di maggiore efficienza. Quando però l’indebitamento diventa troppo pesante, possono entrare in gioco gli strumenti previsti dal Codice della crisi.
Tra le procedure disponibili figurano il piano di risanamento, la composizione negoziata della crisi, il concordato minore, l’accordo di ristrutturazione dei debiti, il concordato preventivo e, nei casi più gravi, la liquidazione giudiziale.
Alcuni strumenti sono accessibili anche alle imprese sotto-soglia, cioè quelle di dimensioni più contenute, mentre altri riguardano aziende che superano determinati parametri economici. La composizione negoziata, in particolare, consente all’imprenditore di cercare un accordo con i creditori con il supporto di un esperto nominato dalla Camera di Commercio.
Intervenire prima della chiusura
Il dato sulle chiusure nel commercio mostra come molte imprese arrivino alla fine dell’attività senza aver tentato percorsi di risanamento strutturati. In diversi casi la crisi può essere causata da fattori esterni difficili da governare, ma una parte delle cessazioni potrebbe essere evitata con interventi tempestivi.
Il punto centrale resta la consapevolezza: riconoscere i sintomi, misurare la gravità del problema e costruire un piano credibile prima che la crisi diventi irreversibile. Gli strumenti esistono, ma richiedono competenze, documentazione e una scelta rapida da parte dell’imprenditore.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.