Bonus asilo nido 2026: come funziona, chi può richiederlo e quanto spetta
05/04/2026
Il Bonus asilo nido continua a rappresentare uno degli strumenti più rilevanti a sostegno delle famiglie con bambini nei primi anni di vita. Anche per il 2026 la misura viene confermata, mantenendo la sua funzione di supporto concreto alle spese per la frequenza dei servizi educativi per l’infanzia o, nei casi più complessi, per l’assistenza domiciliare.
Con gli aggiornamenti introdotti dall’INPS attraverso la circolare del 27 marzo 2026, il contributo si presenta con alcune modifiche significative, che incidono sia sulle modalità di accesso sia sulla gestione della domanda nel tempo.
Requisiti e servizi coperti dal bonus
Per accedere al contributo è necessario soddisfare alcuni requisiti fondamentali. Il richiedente deve essere residente in Italia e possedere cittadinanza italiana, comunitaria oppure un regolare permesso di soggiorno. Il beneficio è destinato ai bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, con la possibilità di presentare la domanda anche entro l’anno solare in cui il bambino compie tre anni.
Il bonus copre le spese sostenute per diverse tipologie di servizi educativi, tra cui asili nido pubblici e privati autorizzati, micronidi, sezioni primavera e servizi integrativi come spazi gioco o educazione domiciliare. Restano escluse le attività non strettamente educative, come servizi ricreativi, pre e post scuola o centri con accompagnamento dei genitori.
Per i minori affetti da patologie gravi o croniche che impediscono la frequenza del nido, è previsto un contributo alternativo per l’assistenza presso il domicilio, a condizione che venga certificata l’impossibilità di frequenza.
Domanda, rimborsi e modalità operative
La richiesta deve essere presentata entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento dal genitore che sostiene la spesa, oppure dal convivente nel caso di assistenza domiciliare. In presenza di più figli, è necessario compilare una domanda distinta per ciascun bambino.
La procedura è esclusivamente digitale, attraverso il portale INPS mediante credenziali SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronati. Alla domanda vanno allegati i documenti che attestano la spesa, tra cui fatture o ricevute e prova del pagamento tracciabile. Le spese sostenute possono essere caricate anche successivamente, entro il 30 aprile dell’anno seguente.
Tra le voci rimborsabili rientrano la retta mensile, la quota pasti, l’imposta di bollo e l’IVA agevolata. Non vengono invece riconosciuti costi come l’iscrizione o servizi accessori non educativi.
Le novità del 2026 tra ISEE e durata della domanda
Le principali modifiche introdotte riguardano il calcolo dell’ISEE e la validità della domanda. Viene adottato un sistema di ISEE “neutralizzato”, che esclude dal conteggio le somme percepite tramite Assegno Unico Universale. Questo meccanismo consente, in molti casi, di accedere a fasce di contributo più favorevoli.
Un altro cambiamento rilevante riguarda la durata della domanda: non sarà più necessario presentarla ogni anno. Dal 2026, infatti, la richiesta resterà valida fino al compimento dei tre anni del bambino (fino ad agosto dell’anno di riferimento), con la sola necessità di aggiornare le mensilità per cui si richiede il rimborso.
Importi previsti per il 2026
Gli importi del bonus variano in base all’ISEE e all’anno di nascita del bambino. Per i nati dal 1° gennaio 2024, il contributo può arrivare fino a 3.600 euro annui con ISEE fino a 40.000 euro, mentre scende a 1.500 euro per valori superiori o in assenza di ISEE.
Per i bambini nati prima del 2024, le soglie restano articolate su tre livelli: fino a 3.000 euro per ISEE più bassi, 2.500 euro per fasce intermedie e 1.500 euro per i valori più elevati o non dichiarati.
Nel caso di assistenza domiciliare, l’importo viene calcolato in base all’ISEE minorenni; in assenza di un indicatore valido, il contributo è fissato a 1.500 euro annui. Un sistema che, nel suo complesso, punta a modulare il sostegno in funzione della reale situazione economica delle famiglie.
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